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"Sell in May and Go Away?" La domanda sbagliata da farsi a maggio 2026

Data pubblicazione: 06 maggio 2026

Autore: Donato Loria

Donato Loria
"Sell in May and Go Away?" La domanda sbagliata da farsi a maggio 2026

Mercati ai massimi, economia in affanno, uno Stretto che decide il prezzo del petrolio. Il rischio vero non è quando vendere, ma cosa hai concentrato senza saperlo.

Mentre il calendario apre le porte di maggio, due racconti dell'economia mondiale si svolgono in parallelo. Da un lato i mercati azionari che inanellano record, dall'altro un'economia reale che mostra crepe sempre più visibili. Ma il vero tema di questa fase non è la direzione dei mercati. È un altro, più profondo: la concentrazione del rischio. Quella che non si vede, finché non si chiude uno Stretto, un mercato, un settore.

Il quadro globale: crescita in rallentamento, inflazione di ritorno

Il PIL mondiale è previsto in calo al 3,1% nel 2026, rispetto al 3,3% inizialmente stimato, frenato dalle tensioni in Medio Oriente e dal rincaro energetico. Il Brent ha toccato picchi fino a 126–128 dollari al barile nelle fasi più acute, riflettendo i timori per la chiusura dello Stretto di Hormuz. L'inflazione globale è prevista in risalita al 4,4%.

C'è poi un dato che merita attenzione, sottolineato di recente da Edouard Carmignac in una sua lettera trimestrale: solo tre mesi fa il mercato si aspettava tre tagli dei tassi da parte della Fed nel 2026. Oggi il mercato prezza prevalentemente uno scenario di tassi invariati per tutto il 2026. Per la BCE le aspettative si sono spostate da stabilità a uno scenario di più rialzi potenziali. È un ribaltamento radicale che, secondo Carmignac, rappresenta forse il rischio più sottovalutato per l'attività economica e per le valutazioni di mercato.

Il quadro mostra una marcata divergenza geografica. L'India guida con il 6,5%. Gli Stati Uniti hanno aperto l'anno con una crescita del 2% nel primo trimestre, sotto le attese. L'Eurozona resta debole, con l'Italia ferma allo 0,5% secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale.Fin qui i numeri. Ma il punto vero, per chi un patrimonio lo deve proteggere, è un altro.

Quando un singolo punto fa cadere tutto

Lo Stretto di Hormuz è il caso da manuale: un corridoio largo poco più di 30 chilometri, attraverso cui transita una quota enorme del petrolio mondiale. Basta che si chiuda - o anche solo che il rischio di chiusura diventi credibile - e i prezzi dell'energia raddoppiano, l'inflazione globale risale, le aspettative sui tassi si capovolgono. Un solo punto, e tutto il sistema vacilla.

La stessa logica vale per i mercati. Negli Stati Uniti, metà della crescita dei consumi finali del primo trimestre è dovuta agli acquisti di computer e software legati all'intelligenza artificiale. La spesa delle imprese per nuove attrezzature è aumentata di oltre il 17%, trainata quasi interamente dai data center. Un'economia che cresce, ma su una base ristrettissima. E i mercati riflettono fedelmente questa concentrazione: bastano pochi titoli del comparto tecnologico per muovere gli indici globali.

L'America a forma di K e il segnale dei tecnici

Il 10% più ricco degli americani contribuisce alla spesa per consumi quasi quanto l'80% meno abbiente. Guadagni in borsa che diventano consumi: non reddito da lavoro. Nel frattempo, l'inflazione USA è risalita al 3,5% a marzo, la benzina viaggia a 4,30 dollari al gallone, il mercato del lavoro si è bloccato.

Eppure il sentiment retail si è ribaltato in poche settimane. Al 22 aprile i rialzisti dell'AAII erano al 46% contro il 31,6% di sette giorni prima. Il Relative Strength Index dell'S&P 500 ha fatto un balzo di 46 punti in 13 giorni, il movimento più rapido degli ultimi 30 anni. È il classico FOMO, accompagnato dal TINA - "non ci sono alternative alle azioni" - che spinge i piccoli investitori a entrare in massa proprio quando i tecnici suggeriscono prudenza.

Il disordine non distrugge valore, lo ridistribuisce

Carmignac usa un'espressione che vale la pena ricordare: il disordine non distrugge il valore nel lungo periodo, lo ridistribuisce. Alcuni asset diventano più rischiosi, altri diventano indispensabili. Energia, capacità di difesa europee, catene di approvvigionamento alimentare, basi industriali: tutti temi che in un mondo frammentato passano da accessori a strategici.

Ma per cogliere questa ridistribuzione bisogna averne la possibilità. E qui entra in gioco la concentrazione: chi ha un portafoglio sbilanciato su pochi temi - tipicamente il tech americano e poco altro - non ridistribuisce, subisce.

Tre domande per chi gestisce un patrimonio

Quanta concentrazione c'è davvero in portafoglio? Molti portafogli costruiti negli ultimi anni risultano sovraesposti ai grandi nomi del tech americano, spesso senza che il risparmiatore ne abbia piena consapevolezza. La diversificazione apparente di certi prodotti svela una concentrazione reale.

La componente obbligazionaria sta facendo il proprio lavoro? Con inflazione globale al 4,4% e aspettative sui tassi che cambiano di mese in mese, le scelte di duration e di qualità del credito non sono mai state così rilevanti.

Esiste una vera componente di protezione? Oro, materie prime, strategie decorrelate, esposizione geografica diversificata: in un mondo dove geopolitica e mercati ai massimi convivono, la protezione del patrimonio non è un dettaglio.

Sell in May and go away?

Statisticamente esiste un debole pattern stagionale, ma usarlo come regola operativa è un errore. Il punto non è vendere perché siamo a maggio. Il punto è chiedersi se il proprio patrimonio è esposto a un solo Stretto, un solo settore, una sola narrativa. Spesso la risposta è meno rassicurante di quanto si pensi, perché il perimetro entro cui certi consulenti possono operare è strutturalmente limitato.

Maggio non è il mese per vendere. È il mese per guardare il proprio patrimonio con onestà e chiedersi, prima che lo faccia il mercato, dove sono i suoi punti di concentrazione.

Le considerazioni contenute in questo articolo non costituiscono raccomandazione di investimento ai sensi del Regolamento UE 596/2014 (MAR). Si tratta di analisi a scopo divulgativo ed educativo.

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